martedì 21 marzo 2017

Orta San Giulio e...un compleanno.

Da mesi, tra le pagine della mia agenda, troneggiava un "+1" in corrispondenza del 17 febbraio.
Capitato di venerdì ma privo di reali sfortune da superstiziosi.
Un più uno a rappresentare un anno, il primo anno di questo spazio ed il primo di voglia di condividere (quando ispirata e decisa a porre fine ai tumulti da black out).
Per l'occasione avevo ideato il classico *pippone* di ringraziamento, diretto a tutti coloro che hanno dedicato alla lettura di uno dei miei post anche solo dieci minuti di un'apatica giornata di pioggia.
L'esito? Fallimentare.
Così, nonostante non sia d'indole particolarmente "social", ho pensato di dedicare a questo spazio una pagina Facebook (e chi non lo fa?! direte) in cui *trovare di tutto un po'* tra quel che mi interessa, quel che non riesco a rendere post e quello che poi lo diventa.
Inizialmente avevo qualche remora, lo ammetto.
Mi sembrava il classico modo per mettersi in mostra anche se privi d'arte e parte- una tendenza che mi scatena l'orticaria.
Alla fine, però, "ha vinto lo sport" cioè la possibilità di avere uno scambio più diretto con chi condivide le mie stesse scimmie e comprende la mia latitanza.
Senza propagandare ulteriormente e rendersi al pari del Baffo con la televendita delle pentole, se vi va mi trovate anche qui: L'indiscreto Empatico (FB).

Perché, dunque, questo nuovo periodo di evanescenza?
Sicuramente lo studio ha avuto la meglio per la maggior parte del mese scorso ma non sono mancati momenti memorabili e prime gite fuori porta in giornate di pieno sole.
Tra queste, come da titolo, ho pensato di portarvi con me indietro nel tempo (precisamente al 15 febbraio) tra le stradine ciottolate di Orta San Giulio, in provincia di Novara.


Il giorno dopo San Valentino pare essere dedicato ai bagordi dei single, non fosse per la mia naturale propensione a ritenere queste occasioni solo un modo per giustificare del tempo per sé (e per la propria metà), senza acquisire un ruolo predominante tra dimostrazioni forzate e regali ciccipucciosi dell'ultimo istante. 
Insomma, c'è chi va fuori a cena solo il 14 febbraio perché "si DEVE fare così" e chi, senza festoni e con piccolezze, si ritaglia altri istanti del genere nella più naturale quotidianità. 
In questo mood, io e A. siamo partiti alla volta di uno dei borghi più belli d'Italia. 
Un viaggio in auto all'insegna delle "nostre" colonne sonore, quelle immancabili per (quasi) ogni spostamento: MGMT, Baroness e la cartella "Altro"che regala sempre grandi soddisfazioni da malinconici. 



Una quarantina di minuti per giungere a destinazione e parcheggiare accanto alla tanta osannata Villa Crespi (Sì, quella di Canavacciuolo).
Struttura meravigliosa a spiccare tra altre innumerevoli piccole regge, tanto belle da far imbarazzare.
L'atmosfera percepita è di una località vacanziera , di quelle che vanno parzialmente in letargo durante l'inverno per poi riprendersi in primavera tra prime escursioni in moto e stranieri fuori porta.
Dal posteggio si dipanano i primi tornanti diretti al Sacro Monte, l'Idillio di Orta (ricordando Nietzsche)

"Insieme facemmo tappa, per esempio a Orta sui laghi dell' Italia settentrionale dove il vicino Monte Sacro sembrò averci affascinato tanto da farci perdere il senso del tempo".


Un parco che, ancora in inverno, offre distese di foglie e sempreverdi tra cui vanno a distribuirsi, in un percorso non privo di scorci mozzafiato, le venti cappelle a comporlo.


Tenendo la destra subito dopo l'arco d'ingresso, ci siamo imbattuti in stradine secondarie sino ad una scalinata abbastanza scoscesa e nascosta che ci ha direttamente condotti verso il centro, nei pressi della chiesa della SS. Trinità. 
Da lì, come piccolo miraggio tra le acque del lago, è già possibile notare l'isola di San Giulio, ancor più bella se illuminata dai raggi del sole e osservata "dall'alto" di un cavalluccio a dondolo. 
Le strade erano piuttosto vuote, fatta eccezione per qualche studente al rientro a casa,fotografi alla ricerca dello scatto perfetto e gatti randagi mai così coccolosi. 

Nessun rumore a intralciare la quiete e, strano ma vero, quasi nessun locale aperto.
Sembrava di vagare in un'oasi fantasma cullati dal caldo e dalla bellezza di ogni singolo angolo.
Indimenticabile, a tal proposito, il parco antistante Villa Bossi (attuale municipio), alle prime luci del tramonto.
Giardino curato in ogni dettaglio (dal pergolato di glicini alle aiuole) ad offrire un vero e proprio balcone sulle acque, accompagnato dal bronzo "Il quadro perfetto" -omaggio a Karl Heinz Schroth.


"In mezzo alle montagne c'è il lago d'Orta. In mezzo al lago d'Orta, ma non proprio a metà, c'è l'isola di San Giulio. Sull'isola di San Giulio c'è la villa del barone Lamberto, un signore molto vecchio (ha novantatré anni), assai ricco (possiede ventiquattro banche in Italia, Svizzera, Hong Kong, Singapore, eccetera), sempre malato. Le sue malattie sono ventiquattro. Solo il maggiordomo Anselmo se le ricorda tutte. Le tiene elencate in ordine alfabetico in un piccolo taccuino: asma, arteriosclerosi, artrite, artrosi, bronchite cronica, e cosí avanti fino alla zeta di zoppía. Accanto a ogni malattia Anselmo ha annotato le medicine da prendere, a che ora del giorno e della notte, i cibi permessi e quelli vietati, le raccomandazioni dei dottori: «Stare attenti al sale, che fa aumentare la pressione», «Limitare lo zucchero, che non va d'accordo con il diabete», «Evitare le emozioni, le scale, le correnti d'aria, la pioggia, il sole e la luna»."

In quell'aria, in quel silenzio, con le luci rossastre tra i capelli ed il rumore dell'acqua, ho capito il motivo per cui non può che essere la musa di moltissimi artisti ed il luogo per rincuorare dallo stress autoimposto delle grandi città.
Il rientro è stato più silenzioso, come nei classici finali in bianco e nero in cui viene inquadrato il retro di un auto che pian piano si allontana, spegnendo ogni singolo effetto sonoro.



Promemoria per la prossima escursione: affidarsi al battello per visitare l'isola di San Giulio.


Bè, cosa aspettate?!

martedì 7 febbraio 2017

Dungeon Food

Un momento mistico all'interno delle mie giornate è scandito dalla ricezione di notifiche da parte della fumetteria di fiducia: arma a doppio taglio attraverso cui scopro nuove uscite di cui non ho veramente bisogno ma anche sì.

Credo sia la stessa sensazione generata dai punti vendita Tiger. 
Finché non ne incontri uno sul tuo cammino senti di non aver bisogno di nulla ma non appena si palesa davanti ai tuoi occhi, ecco che riformuli qualunque scala di priorità...tornando a casa con cucce per gatti che non hai, evidenziatori da sommare ai trecento di "scorta" e arachidi caramellate anche se sei allergico da far schifo. 
Excursus consumistico anti-risparmio per dirvi che ho scoperto un nuovo manga, proprio io che ho lasciato in sospeso (come primo ed ultimo) Black Butler. 

Non sono una grande appassionata del genere e mi faccio facilmente intimorire da illustrazioni troppo "spigolose e crude" condite da valangate di nero da poter ricostruire il concetto di Nigredo. 
Questa volta, però, copertina e concept hanno giocato sporco per abbindolarmi. 



giovedì 26 gennaio 2017

Letture di gennaio

Valentina non ama gli appuntamenti fissi e le scadenze.
Preferisce improvvisare, sin dove possibile, e lasciarsi guidare dall'istinto del "qui e ora".
Con questo presupposto, introduco una categoria che potrebbe non trasformarsi in un appuntamento mensile e palesarsi, priva di programmazione, due volte sì e dieci no.
Gennaio, oltre ad essere il mese di preparazione alla sessione invernale, ha osservato a distanza il mio "blocco del cinefilo, apparentemente privo di reale fondamento.
In questo mood, al posto di impegnare la tarda serata dinanzi ad uno schermo, mi sono letteralmente fiondata nella carta stampata.
Sembrerà un po' maniacale ma sento la necessità di lasciare traccia delle sensazioni provate, anche quando non propriamente positive, nella speranza di poterle ricordare.
Così, in una carrellata di impressioni e fotografie, tento d'introdurvi alle letture del mese corrente -in ordine decrescente di gradimento.
(Tra le righe: una sfida al mio carente potere della sintesi)



lunedì 16 gennaio 2017

Serie TV: Jonathan Strange & Mr. Norrell

Affidarsi all'istinto è spesso la chiave di volta per scoperte sensazionali.
Così, girovagando casualmente all'interno del vasto mondo di IMDb, mi sono imbattuta nella lista dedicata alle serie tv fantasy degli ultimi anni e, in particolar modo, nel piccolo gioiellino di cui sto per parlavi.
Mi tocca dirlo (anche al costo d'essere vittima di flagellazioni a suon di ortaggi decomposti), il genere in sé mi rende un po' scettica per la naturale propensione a rivisitazioni ormai trite e ritrite.
Da amante della saggistica fantasy non posso fare a meno di notare l'ingente numero di copertine più trash di album power metal auto-prodotti, messe lì per richiamare l'attenzione di un target specifico e sempre meno selettivo.
Gli elementi restano gli stessi conditi con salse più speziate (vedi: erotismo spicciolo e turbe adolescenziali), le atmosfere goticheggianti hanno preso il posto del pane quotidiano e di idee originali se ne vedono ben poche in una manciata di anni.
Insomma, pur partendo prevenuta e con i piedi di piombo devo riconoscere a BBC America la capacità di filtrare la marea di omologhi in favore di un romanzo davvero meritevole (il premio Hugo ne è palese dimostrazione).
Come da titolo, parlo di Jonathan Strange & Mr. Norrell -fantasy storico/distopico pubblicato nel 2014 da Susanna Clarke e trasposto in una miniserie di sette puntate da un'ora ciascuna.

sabato 7 gennaio 2017

Il Porto Proibito

Prima ancora d'iniziare voglio comunicarvelo spassionatamente: "non sarò mai all'altezza di questo post".
Fatte le dovute premesse e preso in considerazione il considerabile, accantono il mio "fazzoletto pieno di lacrime" e vi parlo di quest'ultima lettura -nonché la seconda del 2017.


L'Artist Edition de "Il porto proibito" di Teresa Radice e Stefano Turconi edita da Bao Publishing è stata, per me, come una calamita per i metalli.
Una volta adocchiato in libreria, anche ad insaputa del contenuto, non ho potuto fare a meno di sollevare il volume e sfogliarlo.
Sembra strano a dirsi ma è una di quelle sensazioni a pelle, come gli amori a prima vista.
Ti metti lì, passi le mani sulla copertina, analizzi tutte le rughe e fittizie bruciature per poi lasciarti intrappolare dalle illustrazioni.
Era un periodo particolarmente negativo, di quelli che ti cadono tra capo e collo e non sai veramente come uscirne.
Metti piede fuori casa ed hai l'impressione di doverti trascinare alle spalle una zavorra che, ad ogni nuovo passo, ti sfida a non vacillare.
Poi, complici un regalo da cercare e l'apparente fine di un tunnel privo d'illuminazione, metto nuovamente il naso in libreria.
"Non ho voglia di niente e non so neanche per quale motivo io sia entrata qui. C'è lì in basso a destra sullo scaffale centrale un libro che desidero tantissimo e non sono in vena neppure di farmi un regalo e trascinarlo a casa con me."
Faccio per uscire e, qualche istante dopo, mi ritrovo in mano un sacchetto con all'interno Il porto proibito, proprio quell'unica copia *in basso a destra sullo scaffale centrale*.
Dovrebbero esistere più persone così.
Dovrebbero esistere più sorprese e più "Leggilo quando vuoi, anche se tutto attorno sembra un delirio".

martedì 3 gennaio 2017

The TravelEgg Notes: A Tasty Chronicle from the Delicia Island


La mia stanza arancione (che è poi un colore che mai indosserei) si trasforma sempre più in un contenitore adibito a librerie.
Al posto di badare ad un ordine cronologico, di massa o altezze, tento di organizzare scaffali tematici per ambientazione e contenuto.
Così libri, graphic novel e giochi da tavolo sono suddivisi scrupolosamente e circondati da oggetti (nella mia testa) inerenti di qualsivoglia genere e fattura -fatta eccezione per il "ripiano del procrastinatore": arricchito da volumi non ancora letti.
Tra questi, sino a due giorni fa, troneggiava The TravelEgg Notes -da me semplicemente definito: "Ernest Egg".
Risalente ad un acquisto commissionato (Grazie L.!) al Lucca Comics 2016 e poi a malincuore abbandonato in favore di testi di Tecnologie Farmaceutiche.


Mentre vi scrivo, faccio brevi interruzioni per sfogliarlo o semplicemente tenerlo sulle gambe perché, anche questa volta, l'odore emanato è impareggiabile. 
Baideueui chi è Ernest Egg e come l'ho scoperto?
Ero (e sono) tra i seguaci di Claudio di Biagio che, grazie a video di presentazione e incontro, ha reso nota la volontà di trasporre sotto forma di cortometraggio questa inusuale avventura.
Ernest Egg, dunque, non può ch'essere un avventuriero ma non uno qualunque, un bellissimo, intelligente e affascinante avventuriero d'altri tempi (vanesio al punto giusto).


Nato dalla fantasia di Francesco Polizzo e Stefano Bosi Fioravanti, questo libro è una chicca anche solo per la vista.
La rilegatura, l'impaginazione ed i testi sono curati nei minimi dettagli al fine di ottenere uno stile vintage un po' usurato che rende ancor più l'idea di un vero e proprio diario di viaggio.
Attraverso The Travel Egg Notes si ripercorre la prima avventura di Ernest Egg e del suo fidato assistente Karl Von Kartoffeln, diretti all'Isola Delicia nel tentativo di incontrare la famosa Sirena di Montagna, filmare l'avvenimento per acquisire rilevanza agli occhi della Società Scientifica Londinese e cambiare il proprio destino.
La storia è breve e semplice ma arricchita da illustrazioni, fotografie stile Polaroid (anzi ClickClack Z-2!), digressioni e colpi di scena tali da renderla accattivante e curiosa ad ogni nuova pagina.
La calligrafia, i colori e lo stile complessivo fanno la loro porca figura (eh diciamolo!).
I personaggi sono ben delineati attraverso presentazioni, ritratti, abitudini e vicende riportate; così da ottenere una rosa di creature misteriose e oltremodo originali.
Tra tutti, a far breccia nel mio cuore è stato il capitano Aslak Bach: navigatore esperto dai piedi strani e con un tatuaggio delle Pleiadi carente di una stella.

Se andassi avanti, probabilmente finirei per spoilerarvi l'intera avventura e lungi da me limitare, anche solo di un briciolo, il piacere a dir poco sensoriale di questa lettura all'apparenza rivolta ad un pubblico infantile e invece adatta a tutti i sognatori.
In attesa del prossimo viaggio vi lascio al trailer del cortometraggio realizzato in Stop Motion e presentato in anteprima in occasione del Lucca Comics 2016, con il meraviglioso lavoro di doppiaggio di Pino Insegno e Giobbe Covatta

                                      

lunedì 2 gennaio 2017

Confessioni On the road: 2017

Vorrei che l'anno fosse considerato ciclico, preferendo il naturale susseguirsi delle stagioni piuttosto che vivere, a blocchi, la successione lineare e standardizzata dei mesi.
Il 31 dicembre è il giorno dell'ansia da prestazione.
Pare sia indispensabile organizzarsi mesi prima per avere un cenone impeccabile, una scorta di alcolici all'altezza delle aspettative ed il contesto più divertente e sfasciante di sempre.
Alla luce della nostra natura, così volubile e influenzabile, come si può dare per scontato che un dato giorno (più di tutti i trecentosessantaquattro precedenti) tutto vada come previsto ed anche l'umore sia quello giusto?!
Se solo i ristoranti non prendessero prenotazioni a partire da Ferragosto (con un menù fisso che guai a a chiedere una variazione), se solo non esistessero i gruppi whatsapp "CAPODANNO 20.." e non fosse necessario darsi un tono festaiolo non privo di intimo rosso-sufficientemente ubriaco ma abbastanza sobrio- io deciderei all'ultimo momento.
"Stasera cosa voglio fare?" e STACCE.
Senza fagocitare un menù di carne con un'allergia improvvisata alle proteine animali, senza lanciarsi in pista in una serata revival anni '90 desiderando il twist & shout di qualche decennio precedente, senza assumere la posa da "fatal-casual-chessoiocosa" con la sola volontà di vagare in vestaglia e pantofole come Jack Nicholson in The Departed e "Ce l'hai qualche vestito a casa o ti piace girare come se dovessi invadere la Polonia?".
Pare un discorso anarchico da sbronza in solitaria ma, insomma, mi piace quest'aria autorevole da *pippone ad un pubblico inesistente proferito dal balcone di casa*.
Che poi non ho ancora maturato un'idea su quale sia il modo più SSSSPUMEGGIANTE per skippare l'anno in corso ed approcciarsi al successivo.
Sarà un po' la storia "quel che fai a capodanno fai tutto l'anno" per cui si dovrebbe: studiare per essere universitari modelli e non condannarsi a valangate di sfiga sulle sessioni a venire, lavorare per assicurarsi uno stipendio duraturo,  mangiare per non rientrare tra le battute dei Simpson dopo pranzo in Africa, seguire pulsioni fisiologiche...e desiderare una giornata da 72 ore per riuscire a fare tutto programmandosi un ricovero post-traumatico.
Vabè, ora che mi avete immaginata con una trombetta a lingua (ovviamente forata) ed un cappellino di cartone glitterato (perché non la confezione vuota del pandoro?!) vi dico che improvvisare è bello perché più costruite più è probabile un crollo.
Il freddo, i fuochi d'artificio di 13 comuni diversi ed il papillon abbandonato sul comodino hanno un perché.
Spero che anche voi possiate sfrecciare su una Giulia Spider costeggiando il mare: occhiali da sole a coprire le occhiaie che mai dovrete giustificare e la colonna sonora di Amarcord ad abbracciare il tramonto.
Questa è una lettera al mio 2017, a tal punto aperta da non essere inchiostrata.


giovedì 29 dicembre 2016

Dimentica il mio nome

Siamo prossimi alla chiusura del 2016 e al posto di mostrarvi i miei regali di Natale o di scrivere lunghe trafile di propositi che mai realizzerò, mi sono svegliata (influenzata e febbricitante) con la voglia di condividere il termine della lettura di "Dimentica il mio nome", il quinto libro di Zerocalcare edito da Bao Publishing.


Vorrei iniziare descrivendovi l'odore avvolgente della carta di queste duecento e più pagine ma non saprei neppure da dove partire, tanto più ora che il mio naso è in bilico tra Vicks e fazzoletti aromatizzati al lato oscuro.
Appuntatelo, dunque, tra i vostri progetti per il 2017: *Sniffare senza pietà Dimentica il mio nome*.