martedì 7 febbraio 2017

Dungeon Food

Un momento mistico all'interno delle mie giornate è scandito dalla ricezione di notifiche da parte della fumetteria di fiducia: arma a doppio taglio attraverso cui scopro nuove uscite di cui non ho veramente bisogno ma anche sì.

Credo sia la stessa sensazione generata dai punti vendita Tiger. 
Finché non ne incontri uno sul tuo cammino senti di non aver bisogno di nulla ma non appena si palesa davanti ai tuoi occhi, ecco che riformuli qualunque scala di priorità...tornando a casa con cucce per gatti che non hai, evidenziatori da sommare ai trecento di "scorta" e arachidi caramellate anche se sei allergico da far schifo. 
Excursus consumistico anti-risparmio per dirvi che ho scoperto un nuovo manga, proprio io che ho lasciato in sospeso (come primo ed ultimo) l'inarrivabile Black Butler. 

Non sono una grande appassionata del genere e mi faccio facilmente intimorire da illustrazioni troppo "spigolose e crude" condite da valangate di nero da poter ricostruire il concetto di Nigredo. 
Questa volta, però, copertina e concept hanno giocato sporco per abbindolarmi. 



giovedì 26 gennaio 2017

Letture di gennaio

Valentina non ama gli appuntamenti fissi e le scadenze.
Preferisce improvvisare, sin dove possibile, e lasciarsi guidare dall'istinto del "qui e ora".
Con questo presupposto, introduco una categoria che potrebbe non trasformarsi in un appuntamento mensile e palesarsi, priva di programmazione, due volte sì e dieci no.
Gennaio, oltre ad essere il mese di preparazione alla sessione invernale, ha osservato a distanza il mio "blocco del cinefilo, apparentemente privo di reale fondamento.
In questo mood, al posto di impegnare la tarda serata dinanzi ad uno schermo, mi sono letteralmente fiondata nella carta stampata.
Sembrerà un po' maniacale ma sento la necessità di lasciare traccia delle sensazioni provate, anche quando non propriamente positive, nella speranza di poterle ricordare.
Così, in una carrellata di impressioni e fotografie, tento d'introdurvi alle letture del mese corrente -in ordine decrescente di gradimento.
(Tra le righe: una sfida al mio carente potere della sintesi)



lunedì 16 gennaio 2017

Serie TV: Jonathan Strange & Mr. Norrell

Affidarsi all'istinto è spesso la chiave di volta per scoperte sensazionali.
Così, girovagando casualmente all'interno del vasto mondo di IMDb, mi sono imbattuta nella lista dedicata alle serie tv fantasy degli ultimi anni e, in particolar modo, nel piccolo gioiellino di cui sto per parlavi.
Mi tocca dirlo (anche al costo d'essere vittima di flagellazioni a suon di ortaggi decomposti), il genere in sé mi rende un po' scettica per la naturale propensione a rivisitazioni ormai trite e ritrite.
Da amante della saggistica fantasy non posso fare a meno di notare l'ingente numero di copertine più trash di album power metal auto-prodotti, messe lì per richiamare l'attenzione di un target specifico e sempre meno selettivo.
Gli elementi restano gli stessi conditi con salse più speziate (vedi: erotismo spicciolo e turbe adolescenziali), le atmosfere goticheggianti hanno preso il posto del pane quotidiano e di idee originali se ne vedono ben poche in una manciata di anni.
Insomma, pur partendo prevenuta e con i piedi di piombo devo riconoscere a BBC America la capacità di filtrare la marea di omologhi in favore di un romanzo davvero meritevole (il premio Hugo ne è palese dimostrazione).
Come da titolo, parlo di Jonathan Strange & Mr. Norrell -fantasy storico/distopico pubblicato nel 2014 da Susanna Clarke e trasposto in una miniserie di sette puntate da un'ora ciascuna.

sabato 7 gennaio 2017

Il Porto Proibito

Prima ancora d'iniziare voglio comunicarvelo spassionatamente: "non sarò mai all'altezza di questo post".
Fatte le dovute premesse e preso in considerazione il considerabile, accantono il mio "fazzoletto pieno di lacrime" e vi parlo di quest'ultima lettura -nonché la seconda del 2017.


L'Artist Edition de "Il porto proibito" di Teresa Radice e Stefano Turconi edita da Bao Publishing è stata, per me, come una calamita per i metalli.
Una volta adocchiato in libreria, anche ad insaputa del contenuto, non ho potuto fare a meno di sollevare il volume e sfogliarlo.
Sembra strano a dirsi ma è una di quelle sensazioni a pelle, come gli amori a prima vista.
Ti metti lì, passi le mani sulla copertina, analizzi tutte le rughe e fittizie bruciature per poi lasciarti intrappolare dalle illustrazioni.
Era un periodo particolarmente negativo, di quelli che ti cadono tra capo e collo e non sai veramente come uscirne.
Metti piede fuori casa ed hai l'impressione di doverti trascinare alle spalle una zavorra che, ad ogni nuovo passo, ti sfida a non vacillare.
Poi, complici un regalo da cercare e l'apparente fine di un tunnel privo d'illuminazione, metto nuovamente il naso in libreria.
"Non ho voglia di niente e non so neanche per quale motivo io sia entrata qui. C'è lì in basso a destra sullo scaffale centrale un libro che desidero tantissimo e non sono in vena neppure di farmi un regalo e trascinarlo a casa con me."
Faccio per uscire e, qualche istante dopo, mi ritrovo in mano un sacchetto con all'interno Il porto proibito, proprio quell'unica copia *in basso a destra sullo scaffale centrale*.
Dovrebbero esistere più persone così.
Dovrebbero esistere più sorprese e più "Leggilo quando vuoi, anche se tutto attorno sembra un delirio".

martedì 3 gennaio 2017

The TravelEgg Notes: A Tasty Chronicle from the Delicia Island


La mia stanza arancione (che è poi un colore che mai indosserei) si trasforma sempre più in un contenitore adibito a librerie.
Al posto di badare ad un ordine cronologico, di massa o altezze, tento di organizzare scaffali tematici per ambientazione e contenuto.
Così libri, graphic novel e giochi da tavolo sono suddivisi scrupolosamente e circondati da oggetti (nella mia testa) inerenti di qualsivoglia genere e fattura -fatta eccezione per il "ripiano del procrastinatore": arricchito da volumi non ancora letti.
Tra questi, sino a due giorni fa, troneggiava The TravelEgg Notes -da me semplicemente definito: "Ernest Egg".
Risalente ad un acquisto commissionato (Grazie L.!) al Lucca Comics 2016 e poi a malincuore abbandonato in favore di testi di Tecnologie Farmaceutiche.


Mentre vi scrivo, faccio brevi interruzioni per sfogliarlo o semplicemente tenerlo sulle gambe perché, anche questa volta, l'odore emanato è impareggiabile. 
Baideueui chi è Ernest Egg e come l'ho scoperto?
Ero (e sono) tra i seguaci di Claudio di Biagio che, grazie a video di presentazione e incontro, ha reso nota la volontà di trasporre sotto forma di cortometraggio questa inusuale avventura.
Ernest Egg, dunque, non può ch'essere un avventuriero ma non uno qualunque, un bellissimo, intelligente e affascinante avventuriero d'altri tempi (vanesio al punto giusto).


Nato dalla fantasia di Francesco Polizzo e Stefano Bosi Fioravanti, questo libro è una chicca anche solo per la vista.
La rilegatura, l'impaginazione ed i testi sono curati nei minimi dettagli al fine di ottenere uno stile vintage un po' usurato che rende ancor più l'idea di un vero e proprio diario di viaggio.
Attraverso The Travel Egg Notes si ripercorre la prima avventura di Ernest Egg e del suo fidato assistente Karl Von Kartoffeln, diretti all'Isola Delicia nel tentativo di incontrare la famosa Sirena di Montagna, filmare l'avvenimento per acquisire rilevanza agli occhi della Società Scientifica Londinese e cambiare il proprio destino.
La storia è breve e semplice ma arricchita da illustrazioni, fotografie stile Polaroid (anzi ClickClack Z-2!), digressioni e colpi di scena tali da renderla accattivante e curiosa ad ogni nuova pagina.
La calligrafia, i colori e lo stile complessivo fanno la loro porca figura (eh diciamolo!).
I personaggi sono ben delineati attraverso presentazioni, ritratti, abitudini e vicende riportate; così da ottenere una rosa di creature misteriose e oltremodo originali.
Tra tutti, a far breccia nel mio cuore è stato il capitano Aslak Bach: navigatore esperto dai piedi strani e con un tatuaggio delle Pleiadi carente di una stella.

Se andassi avanti, probabilmente finirei per spoilerarvi l'intera avventura e lungi da me limitare, anche solo di un briciolo, il piacere a dir poco sensoriale di questa lettura all'apparenza rivolta ad un pubblico infantile e invece adatta a tutti i sognatori.
In attesa del prossimo viaggio vi lascio al trailer del cortometraggio realizzato in Stop Motion e presentato in anteprima in occasione del Lucca Comics 2016, con il meraviglioso lavoro di doppiaggio di Pino Insegno e Giobbe Covatta

                                      

lunedì 2 gennaio 2017

Confessioni On the road: 2017

Vorrei che l'anno fosse considerato ciclico, preferendo il naturale susseguirsi delle stagioni piuttosto che vivere, a blocchi, la successione lineare e standardizzata dei mesi.
Il 31 dicembre è il giorno dell'ansia da prestazione.
Pare sia indispensabile organizzarsi mesi prima per avere un cenone impeccabile, una scorta di alcolici all'altezza delle aspettative ed il contesto più divertente e sfasciante di sempre.
Alla luce della nostra natura, così volubile e influenzabile, come si può dare per scontato che un dato giorno (più di tutti i trecentosessantaquattro precedenti) tutto vada come previsto ed anche l'umore sia quello giusto?!
Se solo i ristoranti non prendessero prenotazioni a partire da Ferragosto (con un menù fisso che guai a a chiedere una variazione), se solo non esistessero i gruppi whatsapp "CAPODANNO 20.." e non fosse necessario darsi un tono festaiolo non privo di intimo rosso-sufficientemente ubriaco ma abbastanza sobrio- io deciderei all'ultimo momento.
"Stasera cosa voglio fare?" e STACCE.
Senza fagocitare un menù di carne con un'allergia improvvisata alle proteine animali, senza lanciarsi in pista in una serata revival anni '90 desiderando il twist & shout di qualche decennio precedente, senza assumere la posa da "fatal-casual-chessoiocosa" con la sola volontà di vagare in vestaglia e pantofole come Jack Nicholson in The Departed e "Ce l'hai qualche vestito a casa o ti piace girare come se dovessi invadere la Polonia?".
Pare un discorso anarchico da sbronza in solitaria ma, insomma, mi piace quest'aria autorevole da *pippone ad un pubblico inesistente proferito dal balcone di casa*.
Che poi non ho ancora maturato un'idea su quale sia il modo più SSSSPUMEGGIANTE per skippare l'anno in corso ed approcciarsi al successivo.
Sarà un po' la storia "quel che fai a capodanno fai tutto l'anno" per cui si dovrebbe: studiare per essere universitari modelli e non condannarsi a valangate di sfiga sulle sessioni a venire, lavorare per assicurarsi uno stipendio duraturo,  mangiare per non rientrare tra le battute dei Simpson dopo pranzo in Africa, seguire pulsioni fisiologiche...e desiderare una giornata da 72 ore per riuscire a fare tutto programmandosi un ricovero post-traumatico.
Vabè, ora che mi avete immaginata con una trombetta a lingua (ovviamente forata) ed un cappellino di cartone glitterato (perché non la confezione vuota del pandoro?!) vi dico che improvvisare è bello perché più costruite più è probabile un crollo.
Il freddo, i fuochi d'artificio di 13 comuni diversi ed il papillon abbandonato sul comodino hanno un perché.
Spero che anche voi possiate sfrecciare su una Giulia Spider costeggiando il mare: occhiali da sole a coprire le occhiaie che mai dovrete giustificare e la colonna sonora di Amarcord ad abbracciare il tramonto.
Questa è una lettera al mio 2017, a tal punto aperta da non essere inchiostrata.


giovedì 29 dicembre 2016

Dimentica il mio nome

Siamo prossimi alla chiusura del 2016 e al posto di mostrarvi i miei regali di Natale o di scrivere lunghe trafile di propositi che mai realizzerò, mi sono svegliata (influenzata e febbricitante) con la voglia di condividere il termine della lettura di "Dimentica il mio nome", il quinto libro di Zerocalcare edito da Bao Publishing.


Vorrei iniziare descrivendovi l'odore avvolgente della carta di queste duecento e più pagine ma non saprei neppure da dove partire, tanto più ora che il mio naso è in bilico tra Vicks e fazzoletti aromatizzati al lato oscuro.
Appuntatelo, dunque, tra i vostri progetti per il 2017: *Sniffare senza pietà Dimentica il mio nome*.

domenica 11 dicembre 2016

L'Artigiano in Fiera 2016

Dicembre.
Il mese della giacca mai troppo pesante, dei negozi sempre aperti per la corsa ai regali, della frutta secca con il pandoro e delle mie promesse da marinaio.
"Giuro che questa volta non mi fregano più, io non ci torno. Troppa confusione, troppo caldo, troppe persone con valigie vuote che si fanno spazio a spallate e passeggini sui piedi...no, no, fuori discussione".
Serve specificarlo?!
Per il sesto anno di fila, rieccomi all'Artigiano in Fiera.

Per chi non conoscesse questo evento, si tratta di una fiera (ma va?!) dislocata a Rho-Pero che, sin dal '96, pone la propria attenzione su prodotti artigianali ed autentici provenienti da ogni parte del mondo.
Cinque grandi padiglioni ospitano Italia, Europa, Africa e Medio Oriente, Asia, America e Oceania per garantire un viaggio del mondo in nove giorni-più che in ottanta- tra culture, spettacoli, cucina ed oggettistica.
L'esposizione è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici sia a partire da Malpensa che da qualunque regione italiana, anche grazie al migliore collegamento concesso dall'Expo.
L'unica "pecca", se vogliamo definirla tale, è l'immaginabile quantitativo di persone interessate e, talvolta, la difficoltà a salire sui treni ma anche semplicemente ad effettuare uno spostamento a piedi.

Profumi, colori, CALDO ed atmosfere sempre diverse accolgono i viandanti conducendoli tra corsie di stand ricolmi di cose interessanti.
Una volta dentro è impossibile non desiderare avere un portafogli a fisarmonica e *prendere tutto*.
Un assaggino qua, uno là, provo quella crema, mi fermo per un tè, sgranocchio patatine in Olanda e Trdlo in Ungheria, annuso profumi di Grasse e mi aggrego a una tarantella.
E' talmente vasta e poliedrica da non annoiare neppure a distanza di anni.
Inoltre, data la vicinanza alle feste, consente di scovare regali originali ed unici, senza affidarsi a spedizioni lunghissime e sòle da ritardatari.

Teinomani incalliti, munitevi di olfatto e pazienza.
Gli espositori dedicati sono tantissimi (suddivisi tra Nepal, Italia, Giappone e Marocco) ed i prezzi, tutto sommato, seguono di pari passo la qualità offerta.

Non posso negare la ripetitività di molti elementi ma, complici la grandezza e la maturazione individuale, ogni anno riesco a farmi affascinare da qualcosa di nuovo.
In una carrellata di fotografie ed accenni tenterò di portarvi con me:



In Francia ho scoperto per la prima volta le "Figlie del vento", scientificamente riconosciute come Tillandsie. 
Si tratta di piante senza radici che acquisiscono il loro principale nutrimento dall'umidità e dal pulviscolo dell'aria -per tale motivo vengono presentate come "depuratori naturali".
Come immaginabile, vivono meglio all'aperto: in condizioni di luce ed umidità ideali. 
Sotto controllo, però, possono essere tenute anche in casa, accanto ad una finestra e vaporizzate almeno una volta a settimana con acqua minerale non calcarea.
Tra le varie presenti, dotate di sospensore, ne ho scelta una confusionaria: tra il rosso ed il verde, più simile ad una medusa che a qualunque altra creatura. 


Sarà una deformazione alla Mission Impossible per cui *calarsi dal soffitto è meglio che stare con i piedi per terra* ma non riesco a negare la mia fissa per tutto ciò che è sospeso. 
Così, elementi d'arredo all'orientale hanno più volte richiamato la mia attenzione. 

Menzione d'onore per le Tornado Potato in cartoccio (squisite sia con mix di spezie indiane che con peperoncino dolce) e per il té dei Tuareg che, oltre a favorirci la digestione (indispensabile!), ci ha concesso una pausa in un fiabesco angolo di Marocco.

Con la pancia piena, la giaccia impregnata come fritta nell'olio di McDonald e con piccole ma piacevoli soddisfazioni, torniamo a casa.
Prima di chiudere il post ed assaggiare uno dei té di cui ho fatto incetta, vi lascio una *Guida all'Artigiano in Fiera for Dummies*, raccogliendo elementi sia personali che "statistici":
-Portare con sé uno zaino capiente: non per forza per gli acquisti ma soprattutto per giacche, sciarpe e guardaroba da omino Michelin
-Favorire una fascia oraria pomeridiana in giorni infrasettimanali purché non Sant'Ambrogio o l'Immacolata
-Se incuriositi da cucine di paesi lontani, meglio raggiungere la fiera nei primissimi giorni d'apertura (date le esperienze passate con retate a suon di alimenti scaduti).
-Munirsi di una dose infinita (ma veramente infinita) di pazienza.