venerdì 19 febbraio 2016

17 febbraio 2016

Supponiamo che voi e io siamo conoscenti e che ci troviamo a casa mia a conversare e a un certo punto io voglia finire la conversazione e non avervi più a casa mia.
Momento sociale delicatissimo.
Pensate a tutti i modi in cui posso cercare di gestirlo: "Wow, si è fatto proprio tardi"; "Ti va se finiamo di parlare un'altra volta?"; "Ti dispiacerebbe andartene subito?"; "Va'"; "Vattene"; "Levati dai coglioni"; "Non avevi detto che dovevi andare da un'altra parte?"; "Sarà meglio che ti metta in strada, amico mio" ; "Allora te ne vai, tesoro"; o quel vecchio modo subdolo per porre fine a una conversazione telefonica: "Be', non ti trattengo" [...] nella vita reale sembra sempre che mi venga difficile portare a termine una conversazione o chiedere a qualcuno di andarsene, e certe volte la situazione diventa così delicata e gravida di complessità che vengo sopraffatto [...] vado in tilt e lo dico nel modo più diretto possibile "Voglio che finiamo questa conversazione e che te ne vai da casa mia" - che evidentemente mi fa sembrare molto sgarbato e brusco o semiautistico [...] mi è capitato di perdere degli amici in questo modo, sul serio.

In tutta sincerità, il congedo non è il mio solo problema.
Sono la classica persona che, al primo incontro, teme il primo saluto.
"E ora come mi comporto?"
"Sarà abituato a un bacio?", "Forse troppo viscido".
"Sarà da abbraccio?", "Chi giustifica, poi, quell'effetto sacco dato dalle braccia corte?!"
"Facciamo una stretta di mano. Semplice, formale, discreta".
In questo lasso di tempo, il mio interlocutore mi osserva come fanno gli avversari durante le trasformazioni delle eroine.
Gocciolina di sudore freddo a discendere lungo la fronte e sguardo perplesso.


Una rocambolesca fuga dal "Ciao" conclusa con qualche strana formula dell'ultimo minuto, come:"Buonsalve!".
Mentre, in fondo, m'immagino reduce da una tecnica Shaolin.
In punta di piedi, ma non troppo, piegato in avanti, ma non da spostare il baricentro, con un braccio pronto a afferrare ed un labbro in dubbio sull'increspatura.
Un surrogato della creatura di Frankenstein.

Insomma, avete capito.
Stringiamoci in cerchio alla maniera degli alcolisti anonimi e, una volta giunti a me, attendiamo un cenno.
"Sono Valentina, ho un problema con gli arrivi e le partenze".

2 commenti:

  1. "Sarà abituato agli schiaffi che imprime la notte su quel maldestro registro di meriti e colpe che chiamiamo coscienza"
    E' il giorno la vera rovina. Gli occhi disegnano circonferenze neutre e la saliva è un greto asciutto.
    "Sarà la superficie delle sue labbra, il finale di quel film che era perfetto, la tensione delle spalle, la foto sul comodino e il mistero di shelley"
    Distinguere verde e viola, gli arrivederci e gli strappi, anticipare una scintilla, regalare un nome diverso ad ogni pioggia, mimare un desiderio.

    "Sarà che questa notte niente sembra più importante"
    "Sarà che dietro ogni partenza c'è un'ombra che rimane e abita la memoria"

    https://www.youtube.com/watch?v=ypMIshB_gtk

    RispondiElimina
  2. Sarà difficile smettere di ascoltare Endless Tales.
    Tra parole e musica, posso concedermi un sospiro più leggero, senza nodi alla gola.
    Grazie

    RispondiElimina