giovedì 1 settembre 2016

Fertility day, per dire la mia.


Prevista per il 22 settembre dal Ministero della Salute, una giornata dedicata alla fertilità e, in particolare, alla denatalità (dato il conseguente, tanto demonizzato, calo demografico).
In altri paesi del mondo, iniziative del genere esistono da molto più tempo e soffermano la propria attenzione sull'infertilità ed i problemi affliggenti le coppie che, nonostante condizioni e presupposti ideali, non riescono in alcun modo a procreare.
L'idea, a naso, potrebbe sembrare apprezzabile (soprattutto per ciò che concerne la voglia di "informare) -Se non fossimo in Italia, in crisi economica, con poche certezze e troppi punti interrogativi e tabù ad attanagliarci.
Come se non bastasse, poi, la propaganda per l'evento è stata a dir poco screditante.
Dodici cartoline tra cui (quasi) impossibile scovare "la meno peggio", in cui la donna viene fatta passare per incubatrice dotata di data di scadenza.
Alcuni esempi?
"La fertilità è un bene comune": motivo per cui, prossimamente, troveremo le diciture "Utero" e "Vagina" all'interno del modulo ISEE.
Tutt'al più, per amore della comunità, consiglierei di evitare la procreazione di ulteriori teste di c***o (ci siamo capiti).
"Datti una mossa! Non aspettare la cicogna": e come giustifichiamo i servizi di Studio Aperto sulle quattordicenni puerpere con colonne sonore strappalacrime e vicinato indignato?! E "Sedici anni e incinta"? Loro, la mossa, se la son data.
"Genitori Giovani. Il modo migliore per essere creativi": la stessa creatività di chi chiede precedenti esperienze ad un lavoratore alla prima esperienza. Se non ci fossero traguardi lunghi da raggiungere (come una laurea, ormai non superflua) e l'impossibilità di uscire di casa ed essere autonomi, forse qualcuno potrebbe farci un pensierino, e non ridursi ad essere scambiato per il "nonno" all'ingresso delle scuole elementari.

Per non fare di tutta l'erba un fascio, considererei lodevole almeno il tentativo di fare il punto della situazione sulle infezioni sessualmente trasmissibili tra gli altri fattori predisponenti l'infertilità.
Topic talmente importanti da richiedere impegno costante, ben più duraturo di un singolo evento.
Sono d'accordo con il tentativo di sensibilizzare i bambini ma, io stessa presi parte ad un corso di educazione alla sessualità all'età di 7 anni e, credetemi, trascorsi metà del tempo a pensare alle strategie per il livello successivo di Crash Bandicoot.
Questo perché "ai bambini non importa!"
Da adolescenti, quando le curiosità raddoppiano ed anche la voglia di approfondire, nessuno spiega nulla e pare tutto così inaccessibile e peccaminoso da creare un alone di mistero attorno a quella che dovrebbe essere sacrosanta conoscenza del proprio corpo, di ogni singolo antro.
Per essere più indiscreti, allora, perché non una giornata sul piacere?
Del resto, vivere serenamente la propria sessualità e non sentirsi un ladro in "casa propria" è un diritto inalienabile.
Quanti casi di gravidanze indesiderate per ignoranza? Quanti ancora dovuti alla voglia di trasgredire?
Perché, sì, c'è ancora chi inculca la strana idea che avere rapporti non atti a procreare sia una trasgressione.

Piuttosto che un Fertility Day, festeggerei per una campagna di sensibilizzazione ed informazione legata alla sessualità in genere: alla libertà di sentirsi bene con sé stessi, di sperimentare insieme in totale sicurezza e senza essere giudicati.
Favorirei consulti, comunicazione diretta tra giovani e specialisti (mica Yahoo Answers o AlFemminile), per prevenire al posto che curare.
Prima di volerci catapultare allo step successivo, tra ciucci e pannolini, dateci la possibilità di vivere serenamente gli anni in cui siamo ancora giovani, come da slogan.
Non per questo da incoscienti, da ignoranti, da precari e mai indipendenti.
Prima di preoccuparsi di altre vite da mettere al mondo, occupiamoci delle condizioni, ora sbagliate, per renderle punto di partenza e fondamenta per "qualcosa di più".
Passano gli anni, cambiano le prime necessità, ma l'individualità dev'essere salvaguardata come rispettosa e improrogabile "parte del tutto".

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