giovedì 29 dicembre 2016

[Letture]: Dimentica il mio nome

Siamo prossimi alla chiusura del 2016 e al posto di mostrarvi i miei regali di Natale o di scrivere lunghe trafile di propositi che mai realizzerò, mi sono svegliata (influenzata e febbricitante) con la voglia di condividere il termine della lettura di "Dimentica il mio nome", il quinto libro di Zerocalcare edito da Bao Publishing.


Vorrei iniziare descrivendovi l'odore avvolgente della carta di queste duecento e più pagine ma non saprei neppure da dove partire, tanto più ora che il mio naso è in bilico tra Vicks e fazzoletti aromatizzati al lato oscuro.
Appuntatelo, dunque, tra i vostri progetti per il 2017: *Sniffare senza pietà Dimentica il mio nome*.

Questo volume, rispetto ai precedenti, si riscopre più intimo e maturo, dai tratti decisamente autobiografici.
La morte di Huguette, nonna di Zero, funge da esca nel tentativo di riportare a galla tutti quei "buchi nella trasmissione della memoria" riempiti come possibile.


Così, da iniziali deduzioni originate da fotografie o racconti riportati, ricostruiamo -tassello dopo tassello- la storia della famiglia materna di Zerocalcare, pregna di mistero e simbolismi.



Non mancano la tipica ironia, l'armadillo, i cavalieri dello zodiaco, i personaggi di Street Fighter, Ken il Guerriero e le bombe carta ma tutto acquisisce un ruolo secondario in quello che è lo scopo principale: superare il dolore ricordando e maturare "pensando di poter essere non solo un abitante della vallata ma, onda dopo onda...errore dopo errore, pure il monte di qualcun altro".


Il canonico bianco e nero viene interrotto da un unico accenno di colore: il rosso aranciato, accomunando un umano ed una volpe, protagonisti rispettivamente di flashback e vicende metaforiche tra finzione e realtà. 
La storia narrata, nel presente, non ricopre una vasta estensione temporale ma è ricolma di rimandi al passato, sia immaginato che vissuto, così come a sogni e presenze fittizie rappresentanti stati d'animo e paure. 
Sono proprie queste ultime a rendere più carico d'emotività l'intero fumetto, dandogli un peso superiore persino rispetto a "Un polpo alla gola". 
Da leggere tutto d'un fiato, senza perdersi per strada neppure un dettaglio dell'intreccio spazio-temporale costruito (e ricostruito) con maestria.
Solo al termine sarà possibile rispondere a tanti quesiti e perplessità imbanditi sin dall'inizio come "troppa carne sul fuoco".
"Chi sono Iris e Polpetta?" "Quanto è diretto il passaggio dalla borghesia francese a Rebibbia?" "Zerocalcare ha davvero motivo di vergognarsi di un nonno non partigiano?"
Si empatizza facilmente, riconoscendosi nel bambino che non riesce a fare a meno del proprio Pisolone come faro nella tempesta così come nel ragazzo incapace di riconoscere la sottile linea di separazione tra l'adolescenza e l'età adulta.
Delicato al punto giusto anche nel tentativo di trasmettere messaggi più dolenti di un pugno in pieno volto.



Sulle note di Auprès de ma Blonde non è facile uscire illesi dalla fine. 

4 commenti:

  1. La morte è un punto d'arrivo. Si parte dall'infanzia, una sosta al tempo dell'adolescenza, l'età matura e il gran salto verso il compimento di un'esistenza. E' un lavoro autobiografico e mi sembra complicato entrare nel cuore delle sensazioni e delle emozioni. Impasta bene le storie di tre personaggi. E' sicuramente un creativo. Tutto scorre attraverso il dolore che aiuta a crescere aggrappati alla realtà senza scivolare nelle insidie del sogno o dell'irreale. Un post corposo e impegnativo e tu riesci a muoverti con maestria nei risvolti della vita.
    Ciao.

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    1. "Tutto scorre attraverso il dolore che aiuta a crescere aggrappati alla realtà senza scivolare nelle insidie del sogno o dell'irreale".
      Ti cito perché è una chiave di lettura essenziale.
      Ombre del passato da annientare, porti sicuri da allontanare, è tutto determinato dalla paura e dal coraggio di crescere.
      Grazie e buona serata!

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  2. Non sono un grande appassionato di Zero Calcare, ma non ti nego che lo stimo molto.
    "Dimentica il mio Nome" mi ha commosso... Ha colpito il cuore!

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    1. Il mio approccio ai suoi fumetti é stato piuttosto casuale (regalati al mio ragazzo e poi prestati/caldamente consigliati) ed ha iniziato a colpirmi positivamente a partire da "un polpo alla gola".
      Ecco, sono più schierata verso il suo lato "sentimentale", proprio quello che trascina alla commozione.

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