mercoledì 6 settembre 2017

[Cinema] The Secret Scripture

Un grande amico, al momento di descrivermi, aveva utilizzato un paragone alla storia d'amore tra le onde e l'acqua.
Le prime così imprevedibili da lasciar intravedere un allontanamento definitivo e il secondo sempre pronto a riaccoglierle nonostante le mutazioni e il lutto subito ad ogni perdita.
Credo non ci sia stata descrizione più accurata nel corso degli anni e ancora mi rivedo come un'onda che si allontana dal suo mare ma ritorna sempre, e con più voglia di prima.

Il motivo per cui torno, questa volta, è un film.
Mi ha presa in contropiede mentre cercavo titoli in uscita quest'anno e non so neppure spiegare cosa mi abbia indotta a guardarlo.
Ad alcuni potrebbe apparire come un melodramma ben presentato, di quelli strutturati appositamente per attirare l'attenzione del pubblico e farlo precipitare in lacrime da "scatola di Kleenex e gelato a cucchiaiate".
È parzialmente vero ma, ormai l'avrete capito, non m'importa parlare solo di pellicole aspiranti all'Oscar o di capolavori di perfezione tecnica inaudita.
Tutta questa tiritera per "The secret scripture" (Il segreto) di Jim Sheridan -adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Sebastian Barry.

La protagonista è Roseanne McNulty che vive in un ospedale psichiatrico irlandese da almeno cinquant'anni. 
A squarciare il silenzio sono le sue prime parole:"Non ho ucciso mio figlio"che, in bilico tra allucinazioni e realtà, vengono confortate da un massiccio uso di flashback dando voce  all'accusa di infanticidio alla base dell'internato.  
La clinica in cui è ricoverata è ad un passo dall'essere convertita in Hotel + SPA e, prima del trasferimento, la storia di Lady Rose viene presa in carico dal Dottor Greene. 
Una bibbia resa diario personale aiuta il dottore a ripercorrere l'intera vita della donna che, come  alla vecchia maniera, viene resa tangibile da un distacco spazio-temporale sino a moltissimi anni prima.

L'età della giovinezza segnata da guerra, fuga e amore viene interpretata egregiamente da Rooney Mara che non è solo il mezzo per riempire un varco ma anche la rappresentazione del fascino e della forte personalità, capaci di accattivare una schiera di uomini di diversa origine e impegno sociale.
Rose è il simbolo della "questione femminile" aggravata dalla seconda guerra mondiale e dalle pressioni di un'Irlanda troppo segnata dalla religione e dalle rivendicazioni politiche.
La sua, però, è anche e soprattutto la storia di un amore malvisto e ostacolato capace di perdurare per un'intera vita nonostante le difficoltà, le calunnie di oppressori e la morte.
Il motivo del ricovero e la verità sulle accuse mosse contro di lei si dipanano per più di metà del film, lasciando poi spazio ad un colpo di scena "a chiamata" comunque degno di un bel finale (semplice e prevedibile). 

Ci sarebbero tanti "ma" da analizzare.
L'approccio al dramma e al romanticismo, la facilità con cui ci si schiera a favore di una posizione controtendenza per il periodo storico/sociale e il bel confezionamento di una vicenda come molte altre. 
A fare la differenza e mettere in secondo piano tutte le critiche da cinefili incalliti è l'interpretazione. 
Vanessa Redgrave e Rooney Mara danno vita ad una protagonista così forte, così segnata dal dolore e al contempo così ambiziosa da coinvolgere anche i più scettici. 
Nonostante tutti gli spunti di riflessione e le critiche sociale papabili di approfondimento si ha un vero e proprio accantonamento del materiale, percepito solo come sottofondo e cornice. 
Per intenderci: "Ha del potenziale ma non lo sfrutta". 
Si potrebbe definire, a conti fatti, come un prodotto commerciale senza tempi morti né perdite di tempo da consigliare, sì, chiedendo esplicitamente di guardare oltre alla facilità di commozione. 
L'induzione alla lacrimuccia non lo fa scadere tra i brutti film ma lo carica, piuttosto, della capacità di coinvolgimento che è tanto più probabile quanto più semplice è l'immedesimazione. 

           

4 commenti:

  1. Ha il cast, ha il tema, ha il (grande, grandissimo) Sheridan, ma qualcosa non va come dovrebbe. Cosa non so. L'ho visto qualche giorno fa con mia mamma, amante del genere, e non mi è dispiaciuto. Ma, stucchevolezza del finale a parte, qualcosa non fila nella scrittura (tipo Theo James, ridicolmente figo e tenebroso). Per fortuna c'è la Redgrave, che mi emoziona come nessuno: la considero una delle più grandi attrici viventi.

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    1. Se non fosse per il quantitativo di libri accumulati sul comodino mi lancerei anche nella lettura dell'opera di partenza.
      Non mi torna completamente il ruolo di padre Gaunt che vorrebbe essere sia l'innamorato invidioso sia rappresentazione dell'oppressione causata dalla fede.
      Sono completamente d'accordo sulla Redgrave e, anzi, nell'ottica di approfondire la sua filmografia ti chiedo consigli se ne hai!

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  2. Ciao Valentina.
    Ho l'impressione che il film non aggiunge niente al romanzo, anzi lo svilisce.

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    1. Ciao Gus, ben ritrovato!
      Ahimè non ho letto il romanzo e non posso fare dei confronti.
      Chiaramente ci sono delle pecche e spero che queste non si percepiscano anche durante la lettura.
      Il vero punto forte del film è proprio l'interpretazione ma non può essere tutto, tanto meno in un contesto così vasto

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